Sin dall’immediato dopo elezioni regionali alcuni amici mi hanno chiesto di pubblicare su questo blog un articolo sul tema. Ho risposto che lo avrei fatto subito dopo l’esito del ballottaggio al comune di Matera, ritenendo poco “elegante” intervenire con considerazioni di carattere politico che, in un modo o nell’altro, potevano essere interpretate come una negativa interferenza sull’esito del voto, un esito, peraltro, che ha visto prevalere una parte sull’altra veramente di un soffio.
Ora ci siamo; il centrosinistra ha conquistato il comune ma, a giudizio di tutti gli osservatori, è stata una vittoria di Pirro ed è ormai giunto al “redde rationem“. Ma di questo, per ora, non mi occupo.
Penso piuttosto a quanto accaduto a livello di elezioni regionali nel partito in cui sono stato candidato registrando un personale clamoroso insuccesso elettorale, a fronte di un risultato che ha visto l’IDV lucana e materana in particolare conseguire una percentuale di voti ben superiore al dato medio nazionale.
Fuori dalla politica da molti anni perchè in tutt’altre faccende affaccendato, ho dato la mia disponibilità ad una candidatura pensando di poter aggregare quella parte dell’Italia dei Valori che si richiama al messaggio politico che ogni giorno viene trasmesso da Antonio Di Pietro e da altri parlamentari. Un messaggio che parla di legalità, trasparenza, competenza, apertura alla società civile, costruzione di un partito che sia in grado di operare dentro le Istituzioni ma fuori dai soliti schemi, quelli che vedono sempre prevalere “il particolare sull’universale”.
In realtà, di tutto questo prima, durante e, temo, anche dopo la campagna elettorale non si è trovata traccia. Al contrario sono emerse nell’IDV, forse ancor più che in altri partiti, logiche in stridente contrasto con i suoi valori fondanti che hanno messo in un angolo chi credeva, come me e molti altri simpatizzanti e sostenitori esterni alla struttura(!?) di partito, di poter conseguire un risultato positivo – anche se non necessariamente vincente – attraverso una campagna elettorale basata sui concetti e sui contenuti tipici che hanno fatto la fortuna politica di Antonio Di Pietro e del suo più stretto entourage.
Basti pensare che l’Italia dei Valori ha subito una “fusione per fagocitazione”da parte di un altro partito organizzato che ha acquisito la totale sottomissione di personaggi “storici” del partito materano, peraltro incapaci in anni di attività e responsabilità politiche di costruire alcunchè di duraturo. A favore di tale partito, la cui leader era consigliere regionale uscente (ma eletta nel 2005 nell’Udeur di Mastella), si è apertamente schierato il potere politico nazionale e regionale di fatto precludendo ogni possibilità di leale competizione.
Non voglio ridurre questa analisi a mera giustificazione degli errori da me compiuti. Certamente ho mal valutato le mie possibilità, sicuramente ho sbagliato ad accettare la candidatura (in molti conoscono le perplessità che ho avuto, specie dopo la fuoriuscita dall’IDV del circolo “Giugni”) ed è fuor di dubbio che non fossi pronto ad affrontare una competizione elettorale così difficile ed impegnativa come quella per le elezioni regionali in cui, come in amore ed in guerra, tutto è lecito. Sono abituato ad assumermi sempre le mie responsabilità. Evito quindi di citare innumerevoli casi di concorrenza sleale, episodi in cui sono stati gettati sul piatto poteri forti – economici, istituzionali e politici – che hanno indotto a modificare preferenze già manifestate, e mi limito ad interrogarmi ed a chiedere spiegazioni sulla reale portata del risultato elettorale dell’IDV in provincia di Matera, al di là del fatto di aver conquistato un Consigliere regionale e consentito con i resti di far eleggere il secondo in provincia di Potenza:
- Non è forse vero che i primi quattro classificati hanno conseguito insieme oltre 9.500 voti sul totale di poco più di 13.000 conseguiti dal partito?
- Non è altrettanto vero che ben 2840 voti sono stati attribuiti solo alla lista senza espressione di alcuna preferenza?
- E’ lecito pensare che quei 9.500 voti sono personali, che avrebbero cioè accompagnato quei candidati in qualunque altro partito?
-E’ dunque plausibile sostenere che il risultato VERO – quello di opinione sull’IDV - è dato dalla differenza tra il totale conseguito dalla lista ed i voti di preferenza espressi a favore di quei candidati, cui si dovrebbero aggiungere voti perduti perchè in tanti non hanno condiviso talune scelte?
Ciascuno, fatta la domanda, si dia una risposta!
Una cosa, in ogni caso, è certa ed incontrovertibile, ed è che il partito ha fatto veramente di tutto per acquisire il consistente pacchetto di voti dell’Uddc garantendo in cambio il pieno appoggio per (ri)portare la sua più autorevole esponente in consiglio regionale.
Scelte strategiche, dirà qualcuno, dovute sia alla necessità di marcare una forte presenza del partito in Consiglio regionale e nel contesto politico nazionale, che a quella di conferire all’Italia dei Valori un assetto organizzativo di cui è assolutamente priva. E dovuta anche al fatto che altrove (negli altri partiti) non ci sono certo ingenue mammolette che si possono contrastare con tante belle parole e pochi voti.
Sarà. Io resto convinto, forse a torto in questa fase, che si sarebbero potute perseguire altre strade per ottenere gli stessi risultati, proprio partendo da quel potenziale elettorale manifestatosi nel voto più libero che esiste nel nostro Paese, quello per le elezioni europee. Si è invece preferita una più comoda scorciatoia mortificando e smorzando entusiasmi e passione politica pur presenti in tanti aderenti e sostenitori dell’Italia dei Valori.
Vi è stata però una variabile imprevedibile ed imprevista: la vittoria di un candidato che doveva portare molti voti senza intaccare piani e programmi costruiti in lunghi mesi – evito volutamente molti dettagli – di pianificazione strategica. Quanto e se questo risultato sarà dirompente per i futuri assetti del partito non è ancora dato sapere e lo verificheremo durante la prossima stagione congressuale.
Per ora abbiamo ancora una volta conferma del fatto che il diavolo fa le pentole, ma non sempre i coperchi.
Colgo l’occasione, superata l’umana e personale amarezza, per ringraziare i numerosi amici che hanno tentato di aiutarmi e quanti hanno comunque parlato bene di me pur schierandosi, per varie e spesso personali ragioni, con chi ritenevano elettoralmente più forte. Ad alcuni che invece non sono stati leali dico semplicemente: fatevi un esame di coscienza!
Alfredo Ricci