IL MIO ADDIO ALL’ITALIA DEI VALORI

Oggi è il 14 gennaio 2011. Ricorre San Felice.
Per una (a me) evidente associazione di idee, mi sono ricordato che il 31 dicembre 2010 è scaduta la mia iscrizione all’Italia dei Valori.
Come un farmaco , o come un prodotto alimentare che si acquista al supermercato.
E come un farmaco o un prodotto alimentare scaduti non sono più utilizzabili perchè hanno perso le loro proprietà curative o nutritive, così la mia iscrizione all’IdV non è rinnovabile perchè l’ambiente politico che vi si è voluto creare non è più in grado di prendersi cura o di nutrire speranze di cambiamento.
Questo ambiente è altra cosa rispetto a quello del 21 marzo 1998.
Quello che fu un movimento politico,  trasformandosi in partito  ha completamente esaurito la sua carica innovativa, quel “quid” che, nell’immaginario comune, lo faceva apparire come qualcosa di unico e diverso nel panomarama politico italiano.
La mia iscrizione all’IdV non è rinnovabile anche perchè questo partito ha da tempo cessato di essere luogo di incontro, di elaborazione, di analisi e di sintesi di esperienze culturali e politiche tra loro diverse ma unite dal comune desiderio di cambiare l’Italia per renderla un Paese più moderno, più coeso e più giusto.
Il 21 marzo del 1998, a San Sepolcro, presero corpo un progetto ed un movimento politico che sembravano guardare lontano. Oggi l’IdV è un partito affetto da una miope visione politica in cui prevale la filosofia dell’homo homini lupus.
Per di più senza quel terreno di coltura rappresentato dalle forze giovanili, almeno di quelle che considerano e vivono la politica non, o non solo, come opportunità personale,  ma come gratificante dovere sociale.
Siamo all’esatto contrario dello spirito originale.
L’Italia dei Valori non favorisce più un dibattito costruttivo e lungimirante; piuttosto è divenuta teatro di scontri e di esibizioni muscolari per la conquista o la detenzione di posizioni di potere e di privilegio.
Non c’è spazio e non c’è posto nell’IdV per chi si è culturalmente formato nella sinistra storica, per chi ama anteporre l’universale al particolare.
Rispetto a queste considerazioni, le vicende lucane sono del tutto marginali. Se il problema fosse solo locale, probabilmente varrebbe la pena di continuare in una battaglia politica interna. Purtroppo non è così, giacchè la degenerazione di questo partito investe l’intera sua struttura ad ogni livello.
Non provo livore nei confronti di nessuno, solo amarezza e una profonda delusione.
A titolo meramente simbolico ho aderito a “SOS Italia dei Valori” ed a “Italia dei veri valori”, ma non ho alcuna intenzione di divenire parte attiva di inevitabili guerre di religione.
Dove andranno le mie future preferenze politiche lo so già.
O’ zappatore nun s’a scorda a’ mamma!!

Oggi, 14 gennaio 2011, ricorre San Felice.
A chiunque si chiami Felice rivolgo i miei migliori auguri.
G.Alfredo Ricci

P.S.
Il 21 marzo 1998 a San Sepolcro  IO C’ERO!!!
E Felice anche!!!

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IL DIAVOLO FA LE PENTOLE…

Sin dall’immediato dopo elezioni regionali alcuni amici mi hanno chiesto di pubblicare su questo blog un articolo sul tema. Ho risposto che lo avrei fatto subito dopo l’esito del ballottaggio al comune di Matera, ritenendo poco “elegante” intervenire con considerazioni di carattere politico che, in un modo o nell’altro, potevano essere interpretate come una negativa interferenza sull’esito del voto, un esito, peraltro, che ha visto prevalere una parte sull’altra veramente di un soffio.

Ora ci siamo; il centrosinistra ha conquistato il comune ma, a giudizio di tutti gli osservatori, è stata una vittoria di Pirro ed è ormai giunto al “redde rationem“. Ma di questo, per ora, non mi occupo.

Penso piuttosto a quanto accaduto a livello di elezioni regionali nel partito in cui sono stato candidato registrando un personale clamoroso insuccesso elettorale, a fronte di un risultato che ha visto l’IDV lucana e materana in particolare conseguire una percentuale di voti ben superiore al dato medio nazionale.

Fuori dalla politica da molti anni perchè in tutt’altre faccende affaccendato, ho dato la mia disponibilità ad una candidatura pensando di poter aggregare quella parte dell’Italia dei Valori che si richiama al messaggio politico che ogni giorno  viene trasmesso da Antonio Di Pietro e da altri parlamentari. Un messaggio che parla di legalità, trasparenza, competenza, apertura alla società civile, costruzione di un partito che sia in grado di operare dentro le Istituzioni ma fuori dai soliti schemi, quelli che vedono sempre prevalere “il particolare sull’universale”.

In realtà, di tutto questo prima, durante e, temo, anche dopo la campagna elettorale non si è trovata traccia. Al contrario sono emerse nell’IDV, forse ancor più che in altri partiti, logiche in stridente contrasto con i suoi valori fondanti che hanno messo in un angolo chi credeva, come me e molti altri simpatizzanti e sostenitori esterni alla struttura(!?) di partito, di poter conseguire un risultato positivo – anche se non necessariamente vincente – attraverso una campagna elettorale basata sui concetti e sui contenuti tipici che hanno fatto la fortuna politica di Antonio Di Pietro e del suo più stretto entourage.

Basti pensare che l’Italia dei Valori ha subito una “fusione per fagocitazione”da parte di un altro partito organizzato che ha acquisito la totale sottomissione di personaggi “storici” del partito materano, peraltro incapaci in anni di attività  e responsabilità politiche di costruire alcunchè di duraturo. A favore di tale partito, la cui  leader era  consigliere regionale uscente (ma eletta nel 2005 nell’Udeur di Mastella), si è apertamente schierato il potere politico nazionale e regionale di fatto precludendo ogni possibilità di leale competizione.

Non voglio ridurre questa analisi a mera giustificazione degli errori da me compiuti. Certamente ho mal valutato le mie possibilità, sicuramente ho sbagliato ad accettare la candidatura (in molti conoscono le perplessità che ho avuto, specie dopo la fuoriuscita dall’IDV del circolo “Giugni”) ed è fuor di dubbio che non fossi pronto ad affrontare una competizione elettorale così difficile ed impegnativa come quella per le elezioni regionali in cui, come in amore ed in guerra, tutto è lecito.  Sono abituato ad assumermi sempre le mie responsabilità. Evito quindi di citare innumerevoli casi di concorrenza sleale, episodi in cui sono stati gettati sul piatto poteri forti – economici, istituzionali e politici – che hanno indotto a modificare preferenze già manifestate, e mi limito ad interrogarmi ed a chiedere spiegazioni sulla reale portata del risultato elettorale dell’IDV in provincia di Matera, al di là del fatto di aver conquistato un Consigliere regionale e consentito con i resti di far eleggere il secondo in provincia di Potenza:

- Non è forse vero che i primi quattro classificati hanno conseguito insieme oltre 9.500 voti sul totale di poco più di 13.000 conseguiti dal partito?

- Non è altrettanto vero che ben 2840 voti sono stati attribuiti solo alla lista senza espressione di alcuna preferenza?

- E’ lecito pensare che quei 9.500 voti sono personali, che avrebbero cioè accompagnato quei candidati in qualunque altro partito?

-E’ dunque plausibile sostenere che il risultato VERO – quello di opinione sull’IDV - è dato dalla differenza tra il totale conseguito dalla lista ed i voti di preferenza espressi a favore di quei candidati, cui si dovrebbero aggiungere voti perduti perchè in tanti non hanno condiviso talune scelte?

Ciascuno, fatta la domanda, si dia una risposta!

Una cosa, in ogni caso, è certa ed incontrovertibile, ed è che il partito ha fatto veramente di tutto per acquisire il consistente pacchetto di voti dell’Uddc garantendo in cambio il pieno appoggio per (ri)portare la sua più autorevole esponente in consiglio regionale.

Scelte strategiche, dirà qualcuno, dovute sia alla necessità di marcare una forte presenza del partito in Consiglio regionale e nel contesto politico nazionale, che a quella di conferire all’Italia dei Valori un assetto organizzativo di cui è assolutamente priva. E dovuta anche al fatto che altrove (negli altri partiti) non ci sono certo ingenue mammolette che si possono contrastare con tante belle parole e pochi voti.

Sarà. Io resto convinto, forse a torto in questa fase, che si sarebbero potute perseguire altre strade per ottenere gli stessi risultati, proprio partendo da quel potenziale elettorale manifestatosi nel voto più libero che esiste nel nostro Paese, quello per le elezioni europee. Si è invece preferita una più comoda scorciatoia mortificando e smorzando entusiasmi e passione politica pur presenti in tanti aderenti e sostenitori dell’Italia dei Valori.

Vi è stata però una variabile imprevedibile ed imprevista: la vittoria di un candidato che doveva portare molti voti senza intaccare piani e programmi costruiti in lunghi mesi – evito volutamente molti dettagli – di pianificazione strategica. Quanto e se questo risultato sarà dirompente per i futuri assetti del partito non è ancora dato sapere e lo verificheremo durante la prossima stagione congressuale.

Per ora abbiamo ancora una volta conferma del fatto che il diavolo fa le pentole, ma non sempre i coperchi.

Colgo l’occasione, superata l’umana e personale amarezza, per ringraziare i numerosi amici che hanno tentato di aiutarmi e quanti hanno comunque parlato bene di me pur schierandosi, per varie e spesso personali ragioni, con chi ritenevano elettoralmente più forte. Ad alcuni che invece non sono stati leali dico semplicemente: fatevi un esame di coscienza!

Alfredo Ricci

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A proposito di programmi

Sono in molti coloro che chiedono al singolo candidato di parlargli del programma, del “suo” programma, dimenticando che ne esiste uno elaborato ed approvato da tutta la coalizione di centrosinistra. Correttezza vorrebbe che tutti i candidati alle elezioni regionali si spendessero a favore del programma comune cercando di cogliere gli umori e gli orientamenti prevalenti dell’elettorato al fine di individuare le priorità da inserire nell’agenda di governo.

Così non accade. Circolano infatti volantini, pieghevoli e quant’altro nei quali candidati intellettualmente non proprio onesti illudono gli elettori con assunzioni di impegni programmatici assurdi e del tutto irrealizzabili (quanto meno in beata solitudine).

Per chi abbocca, siamo al limite della circonvenzione di incapace.

Io credo invece che ciascun consigliere eletto abbia il dovere di ascoltare i cittadini, oltre che di illustrare gli obiettivi della coalizione cui appartiene. Ciò, insieme alle proprie capacità ed alla propria cultura, gli consentirà di portare contributi di reale arricchimento durante la fase di attuazione di quel programma che è consultabile su questo sito cliccando sul link apposito.

Alfredo Ricci

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Ho ascoltato un comizio

Viviamo una campagna elettorale senza passione. L’unico imperativo è: intercettare voti a prescindere. A prescindere dalle idee, dalle proposte, da una progettualità credibile e legata alle (scarse) risorse disponibili. Più organico appare il programma presentato dal candidato Presidente De Filippo, ma la fiducia dell’elettorato, martoriato da una crisi economica senza confini e senza soluzioni di breve periodo è in caduta libera. Il clima politico nazionale e locale appare pervaso da una litigiosità esasperante. Viene così minato quotidianamente l’istituto più importante della democrazia: la partecipazione.

Ieri sera alle 20, per superare un momento di scoramento, ho accompagnato mio figlio al comizio tenuto dalla lista civica Matera a cinque stelle. E mi sono in parte rincuorato. Un gruppo di giovani – età media 31 anni – che si mette in gioco dicendo pane al pane e vino al vino, avanzando con entusiasmo proposte concrete e credibili in tema di lavoro, ambiente, turismo, cultura e, più in generale, sulle politiche della loro città lascia presagire che qualcosa di buono sta sedimentando.

Vi sono altre liste civiche composte da giovani che vogliono anch’essi essere protagonisti del proprio futuro. Il rischio è che tutti facciano la fine dei famosi “gruppettari” degli anni ’70: uniti dalla voglia di cambiamento, divisi dalle smanie di protagonismo.

Secondo me, per incidere effettivamente sui processi politici, dovrebbero immediatamente creare un coordinamento e smussare le differenze per presentarsi nello scenario post elettorale in maniera sicuramente più forte e convincente.

Alfredo Ricci

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Perché sostengo due candidati

Ho inserito su facebook una breve dichiarazione con cui ufficializzo il mio sostegno a due candidati  nella lista dell’Italia dei Valori alle prossime elezioni comunali di Matera.

Uno si chiama Michele Grieco ed è un vigile del fuoco laureato in lettere e filosofia pieno di passione politica e dotato di grande onestà morale e intellettuale. Non ha una grande esperienza politica, ma questa si acquisisce col tempo, con la concreta applicazione sugli eventi che riguardano la collettività e con la giusta “dedizione”.

L’altro è Marino Trizio, una persona che non ha bisogno certo della mia presentazione in quanto molto conosciuto per l’intensa attività svolta nel mondo dell’associazionismo sociale e culturale. Una esperienza preziosa che oggi egli mette a disposizione della città e dell’Italia dei Valori.

La mia scelta è conforme a quel che io penso dovrebbe essere ( o diventare ) il mio partito: un laboratorio politico, un luogo di attrazione di figure giovani e motivate da preparare e mettere in condizione di entrare nell’agone politico avendo ben chiaro il senso del ruolo che dovranno svolgere;  un luogo, altresì, ove significative esperienze maturate nei più svariati settori della società possano essere di esempio ai più giovani ed utilizzate per ruoli importanti di governo e di rappresentanza del territorio.

Alfredo Ricci

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Politica, politiche e politici

La campagna elettorale per l’elezione del prossimo consiglio regionale di Basilicata è ormai entrata nel vivo. O forse potremmo definirla bagarre elettorale, visto che da parte di alcuni viene condotta a colpi di manifesti – centinaia e centinaia – o, peggio, di picconate inferte a sedi elettorali. Non mancano tuttavia impostazioni molto più serie da parte di candidati che avviano la propria campagna elettorale esponendosi al giudizio degli elettori attraverso idee personali e contributi programmatici dei singoli partiti.

Personalmente, ho incontrato, oggi domenica 7 marzo, un cinquantina di amici e sostenitori dell’Italia dei Valori presso la mia sede elettorale in via Lucana 155 bis alla presenza del senatore avv. Felice Belisario, capogruppo dell’IdV al Senato. Ho argomentato di politica, politiche e politici, soffermandomi in prima istanza sul cosiddetto “decreto interpretativo” – vero e proprio golpe istituzionale, come lo definisce De Magistris – che sancisce in via definitiva lo svilimento di ogni contenuto democratico nel rapporto governo – opposizione – magistratura. Il senatore Belisario, nel suo intervento conclusivo, ha reso ancor più evidente la pericolosità di questi comportamenti per il nostro sistema democratico.

Mi sono poi concentrato sul ruolo che gli eletti devono ricoprire, un ruolo che appare particolarmente pregnante alla luce della riforma costituzionale del 2001 che assegna alle regioni competenze esclusive in molte materie e concorrenti in altre, così da rendere di vitale importanza le scelte del governo regionale in funzione dello sviluppo del territorio.

Le mie personali conoscenze ed esperienze sono maturate in particolare negli ambiti del lavoro dipendente (specie nel pubblico impiego) ed autonomo, con particolare riferimento alle micro e piccole imprese. Ho anche spiegato come, per ragioni legate alla mia attività professionale, ho sviluppato profondi convincimenti sulla necessità di una svolta decisiva intorno al tema delle politiche sanitarie, che devono maggiormente orientarsi verso la “medicina del territorio”, riequilibrando una mentalità ancora troppo ospedalocentrica.

Il tema centrale di discussione rimane comunque quello inerente alle politiche occupazionali. Qui io sono convinto che spazi notevoli possono aprirsi nella cultura, nel turismo e, non appaia un bisticcio, nel turismo culturale. Andrebbe a mio avviso individuata una task force di esperti veri per orientare le future scelte del governo regionale in un settore che ha tutte le carte in regola per produrre migliaia di posti di lavoro a favore di diversificate figure professionali.

Alfredo Ricci

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L’Italia Dei Valori in provincia di Matera

Non corrisponde esattamente all’idea di questo partito che il cittadino ricava dal messaggio politico portato avanti a livello nazionale.

Praticamente assenti sul piano della comunicazione, ma anche del dibattito interno, dai grandi temi della polititica regionale e nazionale, se si eccettuano taluni interventi del sen. Belisario e del segretario regionale Radice, continuiamo ad avvitarci in inutili, sterili e dannose polemiche che affondano le loro radici nel recente e recentissimo passato.

Si va a ruota libera, senza un momento di sintesi e di coordinamento vero, oltre che di dibattito interno. Si guarda alle candidature dicendo a questo e a quello: dammi dei nomi! Si è quindi individualmente responsabili dei nomi forniti senza che vi sia un filtro del partito, anche se vi è un comitato elettorale formato da qualcuno che è parte in causa e quindi non al di sopra di ogni sospetto nella gestione delle liste.

A me questo andazzo non piace. Non fornisco nomi a scatola chiusa in una logica di gruppi che si contrastano per dimostrare chi è più forte. Gli amici con cui parlo mi chiedono sempre quale sia il contributo al programma di coalizione che l’IDV intende dare sia a livello regionale che del comune di Matera. Io rispondo esponendo mie personali considerazioni, ma non so cosa pensi il partito dato che non circola alcun documento al riguardo.

Si, è vero, ci sono dei gruppi, anche se io preferirei chiamarle “anime”, che sono già impegnati in una dura battaglia elettorale, senza esclusione di colpi. Gruppi che hanno un nome ed un cognome.

A me tutto questo non piace.

Ho già detto, e lo ripeto, che il Partito deve essere considerato un sistema cooperativo in cui ciascuno contribuisce a seconda delle proprie responsabilità al conseguimento di obiettivi comuni.

Per questo io non mi iscrivo ad alcun gruppo, nè intendo costituirne uno.

In verità il mio gruppo esiste già: si chiama Italia dei Valori, ed unisce tutte quelle persone che, anche se non si conoscono fra di loro, credono in un modo pulito, serio, onesto, trasparente e competente di fare Politica.

Alfredo Ricci

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